Assorbenti interni: tutto quello che c’è da sapere

Assorbenti-interni

Molte donne vedono gli assorbenti interni come sinonimo di libertà, nel senso più concreto del termine, oltre naturalmente anche a quello più letterale. Allo stesso tempo però, per tante altre, rappresentano ancora un vero tabù. L’assorbente interno, chiamato anche tampone, è più discreto rispetto al classico assorbente perché assorbe il flusso mestruale direttamente all’interno del canale vaginale, senza che traspaia nulla all’esterno. Questo è un aspetto veramente importante, se pensiamo alle sportive come ad esempio le nuotatrici, che devono competere delle gare che possono coincidere con il periodo mestruale. Anche se è vero che in acqua il ciclo tende a diminuire, questo non significa che si blocchi del tutto. E’ per questo motivo che le nuotatrici, ma anche molte sportive e non, optano per il tampone interno.

La comodità di questa tipologia di assorbenti sta nel fatto che, una volta inserito all’interno del canale vaginale, non si avverte più la sua presenza, facendoci dimenticare addirittura di avere il ciclo. Inoltre non ci sono delle vere e proprie controindicazioni, quindi gli assorbenti interni possono essere usati da tutte, a partire dalle ragazzine fino alle donne più adulte. Questi tamponi, nonostante siano più discreti e ci rendano la vita più semplice in molte situazioni, sono meno utilizzati rispetto gli assorbenti esterni. Questo perché, se si è ancora alle prime armi, si ha maggiore difficoltà ad inserire un corpo estraneo in una zona così intima. Non è strano che molte ragazze in tenera età, abbiano poca confidenza col proprio fisico e quindi a maggior ragione, con delle zone così delicate come quelle genitali.

Chi ha inventato gli assorbenti interni?

Facciamo un passo indietro nel tempo per capire chi ha ideato il concetto di assorbente. Il primo tampone risale in realtà al 1800, ma non era propriamente riferito al ciclo mestruale. Infatti veniva utilizzato esclusivamente per tamponare le ferite provocate dalle pallottole. L’idea di usare il tampone per il flusso mestruale, risale invece al 1929 e venne in mente al dottor Matthew Martin che depositò il primo brevetto nel 1931. Il prodotto venne commercializzato per la prima volta solo qualche anno dopo dalla Tampax, l’azienda leader che ancora oggi lo produce. A partire dalla metà degli anni 70’, venne invece brevettata la versione con consistenza espandibile come la conosciamo oggi.

Da cosa sono composti e quanti tipi ci sono?

Sono realizzati in fibre di cellulosa, viscosa o cotone. La loro forma è molto caratteristica, infatti si tratta di un piccolo cilindro arrotondato le cui dimensioni possono variare a secondo del tipo di assorbente che si utilizza.  In commercio infatti, sono presenti 2 diverse tipologie che apparentemente sono molto simili tra loro ma variano per le dimensioni.

Un primo tipo ha il tampone di dimensioni più ridotte ed è maggiormente consigliato per tutte quelle donne che hanno flussi non troppo abbondanti. Infatti, proprio perché è più piccolino, è necessario cambiarlo più spesso.

Un secondo tipo ha dimensioni sicuramente più grandi ed è indicato soprattutto per i primi giorni del ciclo, quando si hanno delle perdite maggiori.

Entrambe le tipologie, sono dotate di una cordicella esterna che serve a rimuoverli con facilità.  A volte è possibile che alcuni tipi siano sprovvisti di cordicella e al suo posto ci sia un comodo applicatore. Un consiglio che possiamo darvi, specialmente per le prime volte, è utilizzare quelli di forma più piccola, così da prendere familiarità con l’assorbente interno. Col tempo potrete passare a quelli più grandi, visto che presentono una maggiore assorbenza rispetto agli altri.

[amazon_link asins=’B00E4L28Q0,B00UOU9ZJ8,B00XIBLXRW,B00IOWS4B8,B00KVEALY0,B00ZFDTCZQ,B00HXX17HW,B00D3HXI7E’ template=’ProductCarousel’ store=’frezzanet04-21′ marketplace=’IT’ link_id=’0c3a6101-3170-11e7-8673-e78d4318fdba’]

Commenti

CONDIVIDI
Amante della scrittura, degli animali e dei viaggi, non vede l'ora di poter scrivere, raccontando delle future esperienze che vivrà in giro per il mondo. Una nomade digitale senza radici, curiosa e determinata a raggiungere i propri obiettivi.